Il Patchwork Mediale di Lella Mazzoli

Recentemente ho letto questo interessante libro, scritto dalla docente Lella Mazzoli, direttrice dell’Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino e del La.Ri.C.A. (Laboratorio di Ricerca sulla Comunicazione Avanzata).

Il saggio è molto interessante, fa un’analisi approfondita su tutto ciò che ha comportato l’evoluzione dei media di comunicazione di massa, in particolare ciò che riguarda il passaggio da radio e televisione al web e i social network, partendo addirittura dalle immortali teorie di Marshall McLuhan e di Walter Benjamin.

Benjamin opera un’interessante distinzione fra narrazione e informazione: […] alla prima attribuisce caratteri rituali e relazionali affermando che in essa il contenuto è calato nella vita del narratore che lo condivide con l’ascoltatore, alla seconda attribuisce funzioni facenti parte di un sistema della conoscenza tipico delle grandi comunità urbane e industriali. […] Tutte queste forme si distaccano dalla narrazione, che è una delle forme più antiche di comunicazione. Essa non mira, come l’informazione, a comunicare il puro in sé dell’accaduto, ma lo cala nella vita del relatore per farne dono agli ascoltatori come esperienza.

W. Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, 1955 (p. 93)

Dunque già negli anni ’50 si denunciava un’eccessiva spettacolarizzazione dell’evento, dunque si perde l’informazione trasmessa esclusivamente come tale.

Ascoltare la radio o leggere la pagina stampata significa accogliere nel nostro sistema queste estensioni di noi stessi e subire quella “chiusura” o spostamento della percezione che automaticamente ne consegue. […] Sul piano fisiologico, l’uomo è perpetuamente modificato dall’uso normale della tecnologia (o del proprio corpo variamente esteso), e trova a sua volta modi sempre nuovi per modificarla. Diventa insomma, per così dire, l’organo sessuale del mondo della macchina, come lo è l’ape per il mondo vegetale: gli permette il processo fecondativo e l’evoluzione di nuove forme.

M. McLuhan, Gli strumenti del comunicare, 1964 (p. 56)

L’autrice, inoltre, pone il peso non solo sui fenomeni di evoluzione comunicativa passati, ma anche quelli presenti e futuri. Analizza infatti tre fasi che l’essere umano sta attraversando in relazione al nuovo rapporto con le reti e il web. Mazzoli sostiene che abbiamo appena concluso la seconda fase, caratterizzata da isolamento e omofilia, ovvero l’interesse esclusivamente per notizie simili fra loro, provenienti dalle stesse fonti e, soprattutto, sostenitrici delle stesse teorie.

In tal modo soggetti molto radicati in una data rete di relazioni, e con pochi contatti esterni a essa, finiscono con il possedere un numero di informazioni, magari non ristretto, ma circoscritto a un numero limitato di opinioni e fonti. Si può quindi concludere che l’omofilia è un rischio nella misura in cui si può trasformare in limitazioni nella innovazione e circolazione delle informazioni, costrette all’autoreferenzialità dei singoli gruppo omofili, chiusi nei confini delle loro camere dell’eco.

L. Mazzoli, Il patchwork mediale, 2012 (p. 86)

Queste parole fanno molto riflettere sull’ormai diffuso fenomeno di analfabetismo funzionale e sulle vittime delle fake news

Sulla terza fase, Mazzoli è comunque ottimista, stimando un futuro nuovo utilizzo delle reti e dei social, che induce a sfruttare i trend e le grandi influenze, per poter fare dettagliate analisi di mercato e delineare ancor meglio determinate dinamiche sociali. Questa visione sicuramente premette un corretto utilizzo delle informazioni web, una continua condivisione e collaborazione per la creazione di un luogo sicuro e accessibile a tutti.

Il libro:

Lella Mazzoli
Il Patchwork Mediale. Comunicazione e informazione fra media tradizionali e media digitali
Franco Angeli s.r.l. editore
Collana MediaCultura
Milano, 2012
€ 17,00
ISBN 978-88-917-5153-9

Ginevra Scialpi
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Andy Warhol, la mostra al Vittoriano (Roma)

Quest’inverno, l’azienda del gruppo Arthemisia ha organizzato un’interessante mostra dedicata all’idolo Andy Warhol e all’influenza che ha avuto non solo nel mondo dell’arte, ma nella società stessa del mondo.

La mostra sarà al Complesso del Vittoriano, nell’Ala Brasini, fino al 3 Febbraio 2019, nella celebre sede dell’imponente Altare della Patria.

Ho deciso di acquistare il taccuino Moleskine della categoria Passion Journal, e ho provato a prendere appunti su quello dedicato al mondo dell’arte.

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Appunti sulla mostra Andy Warhol (Complesso del Vittoriano, Roma)

Il Corriere della Sera di Roma ha pubblicato diversi articoli a riguardo, evidenziando, appunto, non solo la valenza artistica di Warhol, ma l’influenza che la sua figura ha avuto su tutta la società moderna e contemporanea: difatti ancora oggi possiamo essere testimoni delle enormi conseguenze del consumismo, nato proprio negli anni ’60, in America.

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La celebre Campbell’s Soup, icona del consumismo da supermarket di massa (serigrafia su carta, 1969)

La mostra contiene oltre 170 opere originali, e non solo… o meglio, sì, solo opere originali. Una cosa che ho apprezzato molto di questo allestimento è stata la scelta di esporre solo ed esclusivamente opere firmate dall’autore protagonista. Una vera e propria mostra monografica, insomma.

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Andy Warhol, Self Portrait, 1966, serigrafia su carta

Purtroppo è una cosa che capita raramente: le mostre dedicate a grandi autori sono spesso condite con altre opere di autori minori e/o contemporanei, poche volte per dare un dettagliato contesto storico-culturale al vero contenuto della mostra, molto più spesso per compensare la mancanza quantitativa di effettive opere dell’autore che porta il nome dell’esibizione.

Ma per fortuna, come abbiamo detto, qui si parla solo ed esclusivamente del nostro Andy Warhol e di come la sua figura abbia enormemente influenzato anche il nostro modo di vedere il mondo e di pensare.

La mostra è divisa in sezioni:

  • Icone
  • Musica
  • Star System
  • Disegni
  • Polaroid e acetati

In modo facilmente intuibile, la prima parte ha una valenza estremamente politica e provocatoria. In questa troviamo la maggior parte delle opere più celebri di Warhol, fra cui la serie dei ritratti di Marilyn Monroe, ma anche volti politici, come Mao Tsetung e Lenin, ma ancora anche oggetti, fra cui le confezioni di zuppa Campbell, e molte altre.

Affronta anche il delicato argomento dell’ambiguità sessuale, di cui lui stesso è simbolo, dedicando un’intera serie ai travestiti, che lui definisce, citandolo, come degli

archivi ambulanti della femminilità ideale

D’altronde possiamo anche citare quello che lui pensava sulla moda:

La moda è l’insieme delle sfumature dell’arte, dove ognuno può mascherarsi o essere chi e come vuole.

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Andy Warhol, Ladies and Gentlemen, 1975, serigrafia su carta

Un altro volto molto conosciuto che troviamo nella mostra è quello di Keith Haring, ma stavolta non lo vediamo su una tela, bensì su una maglietta. Nel suo periodo di massima produzione, Warhol si è buttato nella distribuzione di t-shirt personalizzate, firmate da lui stesso: ennesimo elogio al consumismo di massa.

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Andy Warhol, Keith Haring, 1986, serigrafia su cotone

Un’altra sezione, però, che ho trovato molto interessante, e soprattutto ben curata, è quella dedicata alla musica.

Non solo anche qui troviamo famosissime opere dal vivo, ma qui i curatori hanno avuto la gradevole idea di fornire al visitatore la possibilità di ascoltare degli estratti dai dischi più venduti dell’epoca, venduti anche grazie alle fantastiche copertine di Warhol.

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ANdy Warhol, The Velvet Underground & Nico, 1967, LP originale autografato

E non solo! Sono addirittura riusciti a recuperare degli strumenti musicali originali, utilizzati dagli artisti più famosi dell’epoca, e autografati.

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Insomma, una mostra veramente molto densa, forse, a mio avviso, un poco troppo densa: le opere erano effettivamente tante e lo spazio non era altrettanto grande, dunque i quadri e le stame risultavano estremamente ravvicinate fra di loro, con il rischio di rendere all’occhio una visione generale un po’ confusionaria.

Ma nonostante questo, devo dire, il risultato è comunque ottimo, l’esposizione risulta strutturalmente ben ordinata, sia dal punto di vista del filo conduttore del contenuto, sia dal punto di vista dispositivo delle opere.

Il tutto ha un tono fortemente pop, immergendo il visitatore in un perfetto ambiente anni ’60, con tanto di pareti colorate (di colori vividi, e nonostante ciò senza smorzare o eccedere sull’impatto visivo dei quadri) e di installazioni multimediali di proiezioni e canzoni popolari.

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Installazione di proiezioni animate nella mostra Andy Warhol

Consiglio questa intensa mostra a tutti, amanti di Andy Warhol e non, perché è un’esperienza unica anche per quanto riguarda il contesto culturale dell’ambiente esaminato nelle stanze del Vittoriano, con ricchi testi descrittivi che abbracciano la questione del consumismo industriale in ogni sua forma, toccando anche il visitatore dei giorni nostri, ponendo, infatti, alla fine del percorso, un importante oggetto che è ormai diventato, anch’esso, di produzione di massa.

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Commodore Amiga , pezzo originale, 1985

Ho inserito nell’articolo pochissime delle 170 opere presenti nel palazzo, e ho evitato quelle più famose come un invito per andare a vederle di persona. Un’occasione del genere, di avere così tanti pezzi originali importanti nello stesso palazzo, non capita tutti i giorni.

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La mia prima mostra personale: DeComposite.

A distanza di svariati mesi, finalmente riprendo in mano il mio blo, con la speranza di mantenerlo più attivo da ora in poi.

Oltre ad aver drasticamente cambiato la lingua principale del sito e dei post (qual è la lingua migliore in cui scrivere se non la propria lingua madre?), ho anche realizzato la mia prima mostra personale.

La mostra si è svolta a Grosseto, in una distilleria a Paganico: la Distilleria Nannoni.

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Priscilla Occhipinti assieme a Ginevra Scialpi

Potete trovare ulteriori dettagli nella sezione del mio sito web ufficiale www.ginevrascialpi.com nella sezione progetti, oppure direttamente a questo link.

Ho stampato i fotoquadri su pannelli di plexiglas di 100×70cm, e ho deciso di appenderli senza alcun tipo di cornice, per renderne la forma più essenziale e pulita.

La mostra è andata molto bene, è stata abbinata ad una degustazione di grappe, visto l’eccezionale luogo, e si è fatto il taglio della torta, in occasione della Festa delle Donne del Vino.

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La distillatrice, Priscilla Occhipinti, ha organizzato tutto perfettamente, rendendo la Festa delle Donne del Vino un evento ludico, ma allo stesso tempo estremamente culturale.

Alla fine, per ringraziare Priscilla dell’ospitalità, e della bottiglia formato magnum della loro più premiata Grappa di Brunello, le ho lasciato uno dei quadri, con tanto di dedica dell’artista.

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Carnival installation in Venice

Winter is approaching, Carnival is near. In Venice, especially, it is a really important festivity. It will be, this year, between the end of January and the beginning of February.

A Contemporary Art organisation, called MACLab (Management of Arts and Culture), is organising an event, for one single day, on Saturday 25th January, for Carnival.

Since in Venice the Calatrava Bridge was built, there has been fewer and fewer people passing through the Fondamenta dei Tolentini and Fondamenta di San Simeone Piccolo.

So this installation, made of 7 or 8 artifacts, should be able to invite people to walk again through those beautiful streets.

In particular, I was interested in the little Campo in front of the IUAV (Istututo Universitario di Architettura di Venezia, which translates in Venice Universitary Instutute of Architecture) library, the Tolentini library.

This has become a zone through which people is only bypassing, and not stopping, despite numerous little bars (bàcari) being there.

So, my idea for the project is to install a urban livingroom, with a sofa, armchairs and a tea table, obviously everything in a delicious vintage style.

With this inviting open room, people should have the feeling of wanting to sit there, have a little chat, and maybe drink a little glass of wine (ombra de vin) bought in some bàcaro in the fondamenta.

I am sending the project these days. It is a working group project, and it is a university initiative, so I hope for the best.

Ginevra Scialpi

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The Fire Is Us

Finally I am back. I’ve been pretty much busy because of an exhibition I’ve been working on.

I was offered this interesting occasion to exhibit in an ancient austrian Fort, called Forte Gazzera, which is a few kilometres away from the metropolitan city of Venice.

Forte Gazzera

Forte Gazzera

I designed a little photography project about the four natural elements of an unusual city such as Venice.

Infact I realised six triptychs, made indeed of three photos each. They represent the natural elements wich Venice is conposed of: the first one of the triptych represents water, the second one represents ground and the third air.

Il Fuoco Siamo Noi - The Fire Is Us

The particular thing about the triptychs is that each one is labeled by a particular sign, technically called Pantone.

The Pantone works through an exadecimal code, used to identify a very specific tone of colour. The code in the sign represents, in fact, the code for the main colour of wich the three photos are composed.

I personally made researches and codification for all of them.

Pantone per Il Fuoco Siamo Noi

The title of the series is Il Fuoco Siamo Noi, that means, translated from Italian, obviously, The Fire Is Us. This makes the whole artwork easy to understand: I chose to represent the main elements of a unique city in three pictures as a pattern, but the fourth is missing, the fire.

The fire is us. Us, the inhabitants of the city I chose to represent in my work. We are the fire of the city, because we walk through it like blood in the veins, giving it life, as it should be, to never let it die.

Il Fuoco Siamo Noi - The Fire Is Us

The exhibition is located in Mestre (VE), the inauguration was this Saturday, 23rd September, and it will be open till the end of October.

Il Fuoco Siamo Noi - The Fire Is Us

It was a beautiful day, there were 50 different artists, with every kind of different fields of art, like painting, drawing, sculpture, video, audio installation. And every artwork was great.

Myself in front of the prints of my photographs.


You can follow me on this blog, or on Instagram at @ginevra_scialpi_ph, or on Facebook at Ginevra Scialpi Photography.

My official website is at www.ginevrascialpi.com.

Ginevra Scialpi

Damien Hirst in Venice – Treasures from the Wreck of the Unbelievable (part one – Punta della Dogana)

Damien Hirst is a contemporary artist I studied at the University. He was born in 1965 in Bristol.

I live in Venice and I visited the first part of his personal exhibition in the city: Punta della Dogana, in the Francois Pinault Foundation (the second part goes on in Palazzo Grassi).

For Venitians and for students entry is free on Wednesdays, so I went yesterday.

A legend told that a slave called Antiochia, back in the II century, escaped from his poor conditions, travelled the world, collected a large number of preciuous relics and put them all on his enormous boat, that sinked with all its treasures in the Indian Ocean near the East Coast of Africa.

Apparently the Wreck was rediscovered in 2008, with all the treasures. The name of the boat was Άριστος (àristos), which in ancient greek means unbelievable.

Hydra and Kali (detail)

So, this brilliant artist, which I love very much, just imagined what all these magnificent treasures could be.

He created numerous sculptures similar to other relics from every part of the world, from Egypt to ancient Rome, from India to the Aztec People.

A collection of rare jewellery discovered amongst the wreckage of the Unbelievable

He set up the exhibition in the same format of an archaeological museum, displaying every single piece in a window or on a pedestal.

The objects are actually, really unbelievable, just as the name Hirst chose says. Infact they are explicitly outcomes of the artist’s own creativity and mind.

Spoiler alert. Detailed pictures following below.

I just want to publish some of the things I saw, but to the people who do not love exibit spoilers (like me) I suggest not to carry on reading.


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