Quest’inverno, l’azienda del gruppo Arthemisia ha organizzato un’interessante mostra dedicata all’idolo Andy Warhol e all’influenza che ha avuto non solo nel mondo dell’arte, ma nella società stessa del mondo.

La mostra sarà al Complesso del Vittoriano, nell’Ala Brasini, fino al 3 Febbraio 2019, nella celebre sede dell’imponente Altare della Patria.

Ho deciso di acquistare il taccuino Moleskine della categoria Passion Journal, e ho provato a prendere appunti su quello dedicato al mondo dell’arte.

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Appunti sulla mostra Andy Warhol (Complesso del Vittoriano, Roma)

Il Corriere della Sera di Roma ha pubblicato diversi articoli a riguardo, evidenziando, appunto, non solo la valenza artistica di Warhol, ma l’influenza che la sua figura ha avuto su tutta la società moderna e contemporanea: difatti ancora oggi possiamo essere testimoni delle enormi conseguenze del consumismo, nato proprio negli anni ’60, in America.

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La celebre Campbell’s Soup, icona del consumismo da supermarket di massa (serigrafia su carta, 1969)

La mostra contiene oltre 170 opere originali, e non solo… o meglio, sì, solo opere originali. Una cosa che ho apprezzato molto di questo allestimento è stata la scelta di esporre solo ed esclusivamente opere firmate dall’autore protagonista. Una vera e propria mostra monografica, insomma.

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Andy Warhol, Self Portrait, 1966, serigrafia su carta

Purtroppo è una cosa che capita raramente: le mostre dedicate a grandi autori sono spesso condite con altre opere di autori minori e/o contemporanei, poche volte per dare un dettagliato contesto storico-culturale al vero contenuto della mostra, molto più spesso per compensare la mancanza quantitativa di effettive opere dell’autore che porta il nome dell’esibizione.

Ma per fortuna, come abbiamo detto, qui si parla solo ed esclusivamente del nostro Andy Warhol e di come la sua figura abbia enormemente influenzato anche il nostro modo di vedere il mondo e di pensare.

La mostra è divisa in sezioni:

  • Icone
  • Musica
  • Star System
  • Disegni
  • Polaroid e acetati

In modo facilmente intuibile, la prima parte ha una valenza estremamente politica e provocatoria. In questa troviamo la maggior parte delle opere più celebri di Warhol, fra cui la serie dei ritratti di Marilyn Monroe, ma anche volti politici, come Mao Tsetung e Lenin, ma ancora anche oggetti, fra cui le confezioni di zuppa Campbell, e molte altre.

Affronta anche il delicato argomento dell’ambiguità sessuale, di cui lui stesso è simbolo, dedicando un’intera serie ai travestiti, che lui definisce, citandolo, come degli

archivi ambulanti della femminilità ideale

D’altronde possiamo anche citare quello che lui pensava sulla moda:

La moda è l’insieme delle sfumature dell’arte, dove ognuno può mascherarsi o essere chi e come vuole.

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Andy Warhol, Ladies and Gentlemen, 1975, serigrafia su carta

Un altro volto molto conosciuto che troviamo nella mostra è quello di Keith Haring, ma stavolta non lo vediamo su una tela, bensì su una maglietta. Nel suo periodo di massima produzione, Warhol si è buttato nella distribuzione di t-shirt personalizzate, firmate da lui stesso: ennesimo elogio al consumismo di massa.

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Andy Warhol, Keith Haring, 1986, serigrafia su cotone

Un’altra sezione, però, che ho trovato molto interessante, e soprattutto ben curata, è quella dedicata alla musica.

Non solo anche qui troviamo famosissime opere dal vivo, ma qui i curatori hanno avuto la gradevole idea di fornire al visitatore la possibilità di ascoltare degli estratti dai dischi più venduti dell’epoca, venduti anche grazie alle fantastiche copertine di Warhol.

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ANdy Warhol, The Velvet Underground & Nico, 1967, LP originale autografato

E non solo! Sono addirittura riusciti a recuperare degli strumenti musicali originali, utilizzati dagli artisti più famosi dell’epoca, e autografati.

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Insomma, una mostra veramente molto densa, forse, a mio avviso, un poco troppo densa: le opere erano effettivamente tante e lo spazio non era altrettanto grande, dunque i quadri e le stame risultavano estremamente ravvicinate fra di loro, con il rischio di rendere all’occhio una visione generale un po’ confusionaria.

Ma nonostante questo, devo dire, il risultato è comunque ottimo, l’esposizione risulta strutturalmente ben ordinata, sia dal punto di vista del filo conduttore del contenuto, sia dal punto di vista dispositivo delle opere.

Il tutto ha un tono fortemente pop, immergendo il visitatore in un perfetto ambiente anni ’60, con tanto di pareti colorate (di colori vividi, e nonostante ciò senza smorzare o eccedere sull’impatto visivo dei quadri) e di installazioni multimediali di proiezioni e canzoni popolari.

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Installazione di proiezioni animate nella mostra Andy Warhol

Consiglio questa intensa mostra a tutti, amanti di Andy Warhol e non, perché è un’esperienza unica anche per quanto riguarda il contesto culturale dell’ambiente esaminato nelle stanze del Vittoriano, con ricchi testi descrittivi che abbracciano la questione del consumismo industriale in ogni sua forma, toccando anche il visitatore dei giorni nostri, ponendo, infatti, alla fine del percorso, un importante oggetto che è ormai diventato, anch’esso, di produzione di massa.

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Commodore Amiga , pezzo originale, 1985

Ho inserito nell’articolo pochissime delle 170 opere presenti nel palazzo, e ho evitato quelle più famose come un invito per andare a vederle di persona. Un’occasione del genere, di avere così tanti pezzi originali importanti nello stesso palazzo, non capita tutti i giorni.

Ginevra Scialpi


www.ginevrascialpi.com

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